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Nel corso dei secoli il cognome Fortebracci (Fortebraccio) oltre a giungere ad oggi come in origine conosciuto, ha avuto nel contempo mutamenti, scindendosi sia in forma singolare che plurale o acquisendo la preposizione “Di” o antecedendo "De", come parte integrante del cognome stesso ( Bracci – Di Bracci – De Bracci, ecc.).
La ramificazione genealogica dei Bracci della discendenza di Andrea Fortebracci si è espansa in diverse regioni d’Italia, in special modo nella regione Toscana, ove hanno ricoperto e ricoprono a tutt'oggi anche cariche ecclesiastiche.
La genealogia di Fortebraccio da Montone elenca una serie di nomi sin dal XII secolo. La famiglia risiede nella rocca d'Aries da seicento anni, secondo le parole di Fortebraccio. Quest'affermazione farebbe originare la famiglia nel IX secolo, in quel luogo. Il nome Braccio appare per la prima volta nella genealogia di quella famiglia nel XII secolo. Nello stemma della famiglia Bracci di Montepulciano (XIV secolo) appaiono i colori degli Altavilla. Si è ipotizzato l'origine del nome dal matrimonio con un membro della famiglia Altavilla, che avrebbero generato il primo Braccio. Nel XIII secolo, il nome diviene cognome ad Arezzo, Montepulciano e Perugia. Fortebraccio si dice appartenente a quella famiglia. Da Arezzo Braccio Bracci si trasferisce alla corte dei Visconti nel XIVsecolo. Da Arezzo, un ramo della famiglia si trasferisce a Firenze nel XIV secolo. Fortebraccio viene ospitato dai suoi parenti a Firenze nel 1418, in occasione dell'incontro con Martino V. Fortebraccio appartiene alla famiglia rimasta a Montone ove posseggono la Rocca d'Aries, ma con case a Perugia. Nel XV secolo esistono tre rami della famiglia Bracci: Perugia, Montepulciano, Firenze. Fortebraccio assume il nome di Fortebraccio da Montone per distinguersi dalla famiglia Bracci. La precedenza del cognome Bracci può essere notata nello stemma della città di Bracciano.
Il castello fu costruito da Braccio (da cui deriva il nome Castrum Brachiani), come caposaldo per le sue incursioni a Roma. Nell'accordo del 1418, Papa Martino V chiede che egli rinunci al castello, che passa all'Orsini, militante nelle truppe di Braccio, nel 1419 viene confermato dal pontefice. L'Orsini conserva lo stemma del suo comandante. Il braccio vestito di rosso che appare nello stemma è quello dei Bracci (Firenze, cappella Bracci, Santa Maria Novella), non il montone nero su campo d'oro che lui aveva assunto poi quale blasone di battaglia. Nello stemma appare una rosa (elemento dello stemma degli Orsini) nella mano a simboleggiare la protezione del Fortebraccio al castello. Lo stemma non fu mai mutato nei secoli. Dopo la sconfitta di Fortebraccio, la famiglia di Firenze e di Montepulciano si distaccano dal ramo dei Fortebracci di Montone, pur conservando memorie condivise. Da Fortebraccio derivano: il ramo di Carlo ed Nicoletta Varano, ora Giobbi-Fortebracci, ed il ramo di Oddo Fortebracci ed Elisabetta Trinci, mutato in Bracci alla morte di Oddo, originato a San Giorgio di Cascia. Un ramo si trasferisce a Roma nel 1630, un'altro ramo in Toscana. A Firenze i Bracci danno origine anche al ramo Bracci-Cambini di Pisa (XVII secolo). Ambedue i rami genealogici vivono tuttora sia in Toscana che nel Lazio. Da Montepulciano derivano i Bracci di Orvieto. Altri rami sono presenti nelle Marche (Bracci e Bracci-Vatielli di Matelica) e Fano. Un ramo si trovava in Spagna, nella provincia di Siviglia (presumibilmente estinto). Un'altro ramo, si è originato a Milano nel XIV secolo (anch'esso presumibilmente estinto).
Dell'antica Famiglia nobile, cognomizzata indifferentemente Bracci, De Bracci o Braccio,
(dai Fortebracci), originaria della Toscana, si individuano tracce a Pisa e Firenze, fin da XIV secolo, in epoca successiva anche a Lucca.
Troviamo, nelle "Cronache Fiorentine" del XV secolo, Alessando:
" ... v'é in Firenze la Nobile Famiglia Bracci, descendente da Alessandro Bracci, ... letterato famoso del tempo suo...".
Alessandro Bracci, discendente dal ramo di Braccio de Bracci, in Firenze, ebbe possesso del Palazzo Neroni, Famiglia nobile, fedele ai Medici, fin quando Diotisalvi Neroni non complottò contro i Signori di Firenze.
Per il complottò Piero de' Medici ne decretò l'esilio e tutta la Famiglia Neroni accusata con lui, compreso l'Arcivescovo Giovanni Neroni, al quale fu confiscato il Palazzo, poi acquistato da Alessandro Bracci.
Il Palazzo Neroni restò di proprietà della Famiglia Bracci sino ai primi dell'800, quando alcuni rovesci finanziari costrinsero Ser Arrigo Bracci a venderlo.
Nel 1987 il Palazzo Neroni fu acquistato in una compravendita, per prelazione, dallo Stato Italiano.
Oggi è sede della Sovrintendenza archivistica della Toscana e si trova sul retro di Palazzo Vecchio.
Un'altro ramo Nobile della Famiglia Bracci, lo troviamo nel fiorentino console del mare Leonardo Bracci, nato nel 1662 (cfr. fasc. 949), il quale si stabilì a Pisa; egli conseguì l'eredità della famiglia Cambini (cfr. fasc. 1138), per testamento di Diamante Cambini: la famiglia Bracci aggiunse il cognome Cambini e l'arma assunse questa forma: partito: nel 1° d'oro, al destrocherio di carnagione, vestito di rosso; nel 2° d'argento, al leone al naturale tenente un ramoscello di verde; con il capo di Pisa. Il capo di Pisa fu concessione della città a Giovanni Battista Bracci nel 1534. Antonio di Onofrio e Giovanni Battista e Antonio di Leonardo Bracci furono ammessi al patriziato fiorentino nel 1751, lo stesso Giovanni Battista di Leonardo, ma con il cognome «Bracci Cambini», fu ammesso al patriziato pisano nel 1754.
Un altro Ramo Nobile della Famiglia Bracci, lo troviamo Nel Comune di Buti, nella provincia di Pisa dove visse il Marchese ** Bracci, cui nello stesso territorio gestì le sue tenute con l’aiuto dei suoi due fratelli, tutti rimasti single fino alla morte.
Da una relazione sentimentale con una propria dipendente, il Marchese ebbe una figlia che non riconobbe legalmente di nome ***.
Il Marchese ** in sede testamentaria lasciò la villa abitativa a quest’ultima.
La villa a tutt’oggi è abitata dagli eredi della stessa ( famiglia Bracci -Cambini). i quali sono in possesso di un dipinto ad olio nel quale è rappresentato l’albero genealogico dal condottiero Andrea Fortebracci fino alle ramificazioni delle famiglie Bracci vissute nell'800.
La Nobile Famiglia Bracci - Cambini è resa famosa da un libro di Rosai, che descrive la vita e i vizi delle Famiglie Nobili del XIX secolo.
Un altro ramo della famiglia Bracci fu presente con Giovanni, Notaro, nel Consiglio della Potestà, voluta dal Granduca di Toscana Ferdinando II, del Marchesato di Ponsacco e Camugliano.
Un altro ramo nobile della famiglia Bracci (di Montepulciano) fu presente con Giuseppe Bracci - Testasecca, nato il 03.11.1853 a Orvieto (Perugia) oggi Terni, da Giacomo e Anna Bracci.
Quali titoli nobiliari fu Conte , titolo riconosciuto con regio decreto del 2 agosto 1898 e regie patenti dell'11 dicembre 1898 e Nobile di Orvieto, titolo riconosciuto con regio decreto del 2 agosto 1898 e regie patenti dell'11 dicembre 1898 Nobile di Montepulciano.
Ricoprì le cariche di: Senatore della Repubblica Italiana per cinque legislature, Presidente del Consiglio provinciale di Perugia, Consigliere comunale di Montepulciano, Consigliere provinciale di Siena, Socio della Deputazione di storia patria per l'Umbria.
Ebbe le onorificenze di: Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro 31 dicembre 1899, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.
Un altro ramo Nobile della famiglia Bracci, lo troviamo nel Valdarno Superiore, con Giuseppe, possidente terriero che a Vinci diede vita a una delle prime distillerie della Toscana.
Un'altro ramo della discendenza di Fortebracci, troviamo Don Vincenzo Bracci, figlio di Giuseppe, nato a Santa Maria a Monte (PI) nella frazione di Motecalvoli il 21.12.1873.
Il 24.09.1898 fu ordinato Sacerdote e nello stesso anno nominato Cappellano.
Nel 1899 espletò il mandato nella diocesi di San Miniato (PI) all'Annunziata e alla chiesa di Santo Stefano e Giovanni nel Comune di Santa Maria a Monte.
Nel 1907, nominato prima Vicario, poi Parroco, espletò il suo mandato ecclesiastico fino alla morte nel Comune di Palaia (PI) nella frazione di Forcoli.
Per ricordarlo per la sua benevolenza verso le persone, il Comune eresse dopo la sua morte una statua in bronzo che pose in una delle piazze del centro.
Un altro ramo Nobile della discendenza di Andrea Fortebracci, lo troviamo a Santa Maria a Monte, nella provincia di Pisa, nel XVIII secolo, con Giuseppe Bracci, imprenditore agricolo, de cuius Guido Giulio Alessandro, de cuius Luigi, de cuius Sua Eccellenza il Cav.Paolo Bracci, Conte di Pontedera, de cuius il primogenito S.E. Lorenzo Bracci, Nobiluomo dei Conti di Pontedera, che succederà al titolo più elevato del padre.
Nel dipinto settecentesco del blasone gentilizio, sotto la scritta "Arma Bracci", vi è un epitaffio che riporta le origini della famiglia al XIII secolo, ai rami antecedenti di Andrea Fortebracci.
La scritta olografa riporta: "Questa Famiglia discende da Nobili cavalieri della città di Roma, il primo conosciuto fu Ildebrando, forte e valoroso guerriero, i secondi furono i figli Teodoro, e Artidoro, nati il primo nell'anno 1217, il secondo nell'anno 1218, furono ambedue campioni guerrieri, nessun li vinse per destrezza d'armi, forza fisica, e coraggio; che per tanto, vennero soprannominati i Bracci di Ferro, . . . ".
Un tempo la singolarità del nome (specie in ambito reale e nobiliare) veniva usata per identificare sia la persona che la discendenza, per cui veniva tramandata nella famiglia.
Un ulteriore conferma delle dinastie reali franco-longobarde confluite in quella dei Fortebracci e successivamente nei bracci, emerge anche dal nome del citato cavaliere Ildebrando nel 1200, che non per caso i figli già erano soprannominati “bracci di ferro”, evidenti progeniti della famiglia Fortebracci del 1400 (lo stemma è un riscontro) così come il luogo consueto delle loro battaglie, Roma, per cui appare verosimile che rocca d’aries (vicino Montone) potesse essere la loro dimora.
Infatti ripercorrendo le tappe dinastiche emerge nel 737-744 Ildebrando (o Ildeprando) figlio di Sigiprando, quale re dei Longobardi.
Ildebrando era nipote di Liutprando, (predecessore e successore al trono Longobardo) e della sua consorte Guntrude, nonchè cugino di Rachis e del suo fratello Astolfo che succedettero al trono di Liutprando.
Ildebrando divenne zio “acquistato” di Pipino detto il Breve quando il Maggiordomo di Palazzo dei franchi, Carlo Martello, dopo avere sposato una nipote di Guntrude, mandò il loro figlio Pipino da re Liutprando ( che non aveva figli maschi) affinchè lo adottasse, ed egli accettò eseguendogli il rituale longobardo del taglio dei capelli, per poi rimandarlo dal padre.
Attraverso quell’azione Pipino divenne figlio di re e quindi legittimato, nell’ottica del tempo, ad assumere formalmente il trono, cosa che fece nel 751, a danno della dinastia carolingia.
Ildebrando successivamente divenne zio “”acquistato” dei re franchi Carlo Magno e del suo fratello Carlomanno ( figli di Pipino il Breve).
Il re longobardo Desiderio si imparentò successivamente con i re franchi Carlo Magno e Carlomanno dando in sposa le figlie Ermengarda ( il cui nome e incerto) e Gerberga.
Ermergarda successivamente ripudiata da Carlo Magno fece ritorno alla corte reale longobarba molto malata dando alla luce un figlio prima di morire.
Gerberga con i suoi due figli avuti dal defunto Carlomanno si portarono anchessi alla corte longobarda.
Prima dell’assedio alla fortezza di Desiderio che portò alla vittoria Carlo Magno, alcuni familiari di Desiderio ed i piccoli nipoti riuscirono a fuggire trovando rifugio nell’allora abbandonata rocca d’Aries che divenne la loro stabile dimora.
Le affermazioni del condottiero Andrea Fortebracci nel dire che la sua famiglia risiede a rocca d’Aries da oltre 600 anni, riportandosi perciò al citato periodo storico, sono elementi a riprova di una memoria tramandata in via orale da molti secoli.
Il blasone a seguito dell'elevazione nobiliare di S.E. il Conte Paolo Bracci è mutato con la donazione di S.A. il Principe di Chauvigny et Nimes, del 1° partito "di rosso all'aquila Imperiale d'oro, a volo abbassato, tenente tra gli artigli, i fulmini dello stesso, sulla spada al naturale",
Un altro ramo della famiglia Bracci è presente a Roma con l’architetto Mario Bracci - Devoti. Lo stesso è riuscito a ripercorrere le tappe genealogiche della sua antica famiglia notabile dal capostipide Brachius (nipote del condottiero Andrea Fortebracci).
Oddo Fortebracci (figlio di Andrea) ed Elisabetta Trinci (di Foligno) ebbero un figlio maschio a cui venne dato il “NOME” Braccio ( Brachius, alias Bracciu).
Braccio non prese il cognome del nonno ma quello della famiglia dopo l'uccisione del padre. Elisabetta fuggì dopo la morte del marito nascondendosi in un convento sui monti di Cascia 1425 di pertinenza dell'abbazia di Sassovivo fondata dalla sua famiglia.
Mario Bracci-Devoti ripercorrendo le tappe, ha trovato la prima traccia documentata di Braccio (alias Bracciu) a San Giorgio di Cascia 1447, abitante in una masseria fortificata detta "casa di Braccio" (di cui i Trinci erano signori) e da lì Il figlio Bartolomeo Bracci 1469, (prendendo il nome dal conte Bartolomeo Trinci ucciso a tradimento nel 1421, data la forte amicizia tra le famiglie), da cui Agostino Domenico dei Bracci 1553, Bartolomeo Bracci 1640 che si trasferì a Roma con il figlio Pietro sotto la protezione del cardinale Poli suo conterraneo. Il figlio Bartolomeo Cesare che abitò a palazzo Lante a Sant'Eustachio. Il figlio Pietro (1700-1773) massimo scultore romano, ultimo affidatario all’esecuzione scultorea della Fontana di Trevi (terminò l’opera dopo anni coadiuvato da Virgilio). Il figlio Virgilio (1748-1815) architetto principe del consiglio del buon governo. Il figlio Emilio alto funzionario vaticano. Il figlio Luigi Nicola avvocato dello Zar presso il vaticano, cavaliere di prima classe dell'ordine di Sant'Anna. Il figlio Costantino Bracci-Devoti cavaliere della corona d'Italia e dell'ordine dei SS Maurizio e Lazzaro. Il figlio Carlo alto funzionario del ministero dell'areonautica. Il figlio Mario Bracci-Devoti. (vedi sul sito).
Quest’ultimo è risalito anche agli stemmi di famiglia che nelle ultime generazioni erano stati diversificati da quello dell’avo rappresentante il braccio nudo destrocherio a pugno chiuso. Suo nonno aveva scelto il braccio nudo armato di clava; in quello della zia armato di scimitarra; suo padre invece lo armò e aggiunse una spada. Altri rami lo diversificarono ulteriormente.
Nel centro storico di Roma, in “ Via del Corso 18”, troviano l’edificio di spicco denominato un tempo “palazzo Bracci”, attualmente conosciuto come “Casa di Goethe”, nel quale è dedicato il museo del poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe per il suo soggiorno tra 1786 e il1788.
Il palazzo è stato posto alla ribalta da Dorothee Hock, collaboratrice del museo.
La stessa facendo ricerche finalizzate sul luogo ove il poeta tedesco dimorò per lungo periodo scoprì che altri personaggi famosi abitaromo nel palazzo (leggi l’articolo) tra cui Pietro Bracci, (nipote del più famoso Pietro (1700-1773), scultore romano, che ultimò l’opera scultorea della Fontana di Trevi, discendente del condottiero Andrea Fortebracci da Montone).
L'architetto Pietro Bracci, eresse per sé e la sua famiglia il fabbricato nei primi anni del XIX secolo. Il progetto inglobo' alcuni piccoli fabbricati di epoche precedenti, (avuti in dote dalla moglie Maria Giorgi) e rimase in proprieta della famiglia per oltre un secolo.
Il primo piano dell’edificio fu dedicato all’abitazione della familia Bracci, mentre gli altri alloggi adibiti alla locazione.
Pietro Bracci e Maria Giorgi ebbero due figli, Virgilio (architetto) e Andrea ( che fu Vicesincaco di Roma).
il palazzo divenne un punto di ritrovo per protagonisti della repubblica romana.
Mazzini, Garibaldi, Saffi lo frequentarono assiduamente nei loro incontri privati.
Il poeta Pietro Bracci (Guido Fortebracci), figlio di Andrea, lo trasformò in un punto d'incontro di letterati insieme al suo amico Gabriele d'Annunzio.
Nel 2013, Dorothee Hock indisse una conferenza stampa presso la “Casa di Goethe”, con la presenza dell’architetto Mario Bracci-Devoti, (discendente del condottiero Andrea Fortebracci) per illustrare il suo libro dedicato al poeta J.W. Goethe e ai grandi personaggi che abitarono nell’edificio.
Nella circostanza Mario Bracci-Devoti donò al museo un convoluto di lettere di Gabriele D’annunzio (del 1890 circa) scritte al poeta Pietro Bracci (1864-1902).
Note bibliografiche:

Mercenari di tutti i tempi - di G. Adar - Ed Ferni -Ginevra-
Archivio araldico dei cognomi italiani - Ist Il Grifone -
Archivio araldico del Sacro Collegio Salesiano di Soliera -
Archivio del Cronista de Armas de Castilla y Leon - Spagna -
Archivium generale dell'OFM - Roma -
Crollalanza - Dizionario Storico Blasonico -
Bonazzi F. - Famiglie Nobili e Notabili -
Candida Gonzaga B. - Memorie delle Famiglie Nobili -
Capena - di M.C. Mazzi - Ed. Storno - Napoli -
Cronache di Florentia estratte dalla Conservatoria del Convento
dei Cappuccini -
Enciclopedia Treccani - on line -
Archivio di Stato di Firenze - Ceramelli Papiani -
Wikipedia - on line -
www.montone.info
www.condottieridiventura.it
www.italiamedievale.org
www.umbrialeft.it
www.culturaitalia.it
www.italiavirtualtour.it
www.panoramy.zbooy.pl
www.aroadretraveled.com
continua ...
Il condottiero Andrea Fortebracci
Stemma del nobile
Andrea Fortebracci
Il castello di Bracciano
Stemma del Comune di Bracciano
Firenze - Palazzo Neroni
Stemma del nobile Leonardo Bracci
Dipinto dell'albero genealogico da Andrea Fortebracci fino ai rami dei Bracci vissuti nell'800
Stemma dei nobili Bracci
del Valdarno Superiore
Stemma dei nobili Bracci di Santa Maria a Monte
Stemma del nobile Paolo Bracci
Conte di Pontedera
Rocca d'Aries (Montone)
Re Ildebrando
Abbazia di Sassovivo - Foligno
Il chiostro interno dell'Abbazia
La Fontana di Trevi - Roma
scolpita da Pietro Bracci
Palazzo Bracci -" Casa di Goethe"

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