Le Origini Della Stirpe


La discendenza di Sua Eccellenza Cav. Paolo Bracci, Conte di Pontedera è da attribuirsi a Andrea Fortebracci, condottiero italiano, (nato in Perugia, 1 luglio 1368 e morto a L’Aquila 5 giugno 1424) che con le sue imprese fu il più vicino a creare uno Stato dell’Italia centrale nel XV secolo.
Andrea Fortebracci, conosciuto anche come Braccio di Montone (Andrea Fortebraccio, Braccio da Perugia, Andrea di Montone, Braccio Fortebraccio, Braccio Forte) di Perugia, per le sue campagne militari acquisì numerosi titoli nobiliari.
Fu Principe di Capua, Gran Connestabile del Regno di Napoli, Governatore di Bologna, Rettore di Roma, Conte di Montone e di Foggia, Signore di Perugia, Todi, Rieti, Narni, Terni, Città della Pieve, Montecassiano, Spello, Nocera Umbra, Sassoferrato, Jesi, Orte, Orvieto, Assisi, Città di Castello, Spoleto, Arcevia, Cingoli.
Il corpo di Andrea Fortebracci fu tumulato nella Chiesa di San Francesco al Prato di Perugia.
In internet vi è numeroso materiale storico sulla vita e le imprese di Andrea Fortebracci.
Vedasi la sua biografia su Wikipedia, o altri cenni sul sito.
Interessante è il manoscritto intitolato “Lettera Istorico-genealogica della famiglia Fortebracci da Montone”, scritto nel 1689 da Giovanni Vincenzo Giobbi Fortebracci, inviato all’Illustriss. Monsig. Giacomo Marchese Giandemaria, scaricabile anche dal sito.
Ricerche araldiche effettuate da altre ramificazioni dei Conti Bracci in Italia, sono riuscite a risalire la linea di discendenza dell’albero genealogico della famiglia Fortebracci, conducendoli al noto condottiero Carlo Magno (nato il 2 aprile 742 e morto a Aquisgrana il 28 gennaio 814).
Carlo Magno (o Carlomagno) fu Re dei Franchi e dei Longobardi e Imperatore del Sacro Romano Impero.
Grazie a una serie di fortunate campagne militari allargò il Regno dei Franchi fino a comprendere una vasta parte dell’Europa occidentale. La notte di Natale dell’800 papa
Leone III lo incoronò Imperatore, fondando l’Impero carolingio.
Vedasi la sua biografia su Wikipedia .
E’ da rilevare che ulteriori fonti storiche hanno condotto la discendenza della famiglia Fortebracci a Desiderio, Re dei longobardi, anzichè al consuocero Carlo Magno.
Re Desiderio, di origine bresciana, duca di Tuscia, succedette nel regno ad Astolfo (dicembre 756), in contesa con Rachis e col favore di papa Stefano II, con la promessa di restituire al pontefice alcune città dell'Esarcato e della Pentapoli.
Desiderio, cercando di ostacolare l'influenza dei Franchi sul papato e sull'Italia e preoccupato dalla minaccia dai duchi di Spoleto e di Benevento, intraprese delle alleanze dinastiche.
Alla morte di Pipino il Breve (padre di Carlo Magno) con l’appoggio della vedova Bertrada (o Berta), Desiderio si imparentò con re Carlo Magno e suo fratello Carlomanno, dando loro in spose, nonostante l’opposizione papale, le figlie Ermengarda ( il cui nome è incerto) e Gerberga.
Desiderio diede in sposa anche un’altra figlia al Duca di Benevento, suo tradizionale oppositore, ed un’altra ancora al Duca di Baviera ( ben piazzato nel suo ducato).
La linea politica istabile di Desiderio aveva portato ad inimicarsi sia la chiesa (specie per le promesse non mantenute ai pontefici successivi a Stefano II) che i Franchi e alcuni duchi Longobardi (schieratisi con questi ultimi), tanto che nel 771 Carlo Magno ripudiò la moglie Ermengarda.
Ermengarda tornò a Pavia alla corte longobarda alla fortezza di Desiderio, malata e allo stremo delle forze e morì poco dopo aver dato alla luce un figlio.
Alla morte di Carlomanno, la vedova Gerberga portò i due figli alla corte reale longobarda per far si che Desiderio intercedesse con il papa per la consacrazione dei due principi, rito che l’avrebbe resi validi concorrenti a Carlo Magno.
Desiderio si elesse paladino della sua richesta, ed al rifiuto del pontefice attuò una politica di forza con la chiesa, invadendo alcuni territori. Il papa chiese a Carlo Magno di intervenire contro Desiderio.
Respinta ogni proposta franca di pacifico accordo, Desiderio, con il figlio Adelchi, cercò di fermare l'esercito di Carlo Magno a Susa, ma fu sconfitto (estate 773) ritirandosi alla sua fortezza a Pavia.
Dopo aver sostenuto un lungo assedio il re si arrese (giugno 774) e, con la moglie Ansa, fu mandato da Carlo Magno prigioniero in Francia, dove morì in un monastero, a Corbie o a Liegi. Con lui ebbe fine il regno longobardo in Italia, durato 205 anni.
Prima che Carlo Magno assediasse la fortezza, alcuni componenti della famiglia di Desiderio, compresi i piccoli nipoti, lasciarono la corte reale per fuggire sui monti appennini e trovare rifugio nell’allora abbandonata rocca d’Aries ( ove si eresse la città di Montone).
Non c’è memoria storica che rocca d’aries sia stata successivamente abbandonata o conquistata da altri.
A condurre alla geneologia reale sono le affermazioni di Andrea Fortebraccio da Montone che indica che la sua famiglia risiede a rocca d’aries da oltre seicento anni, riportandosi perciò al citato periodo storico.

Il Blasone d'arme di Andrea Fortebracci

Il blasone d'arme è composto da uno scudo a forma tedesca (a tacca), integralmente di color giallo oro. Al centro vi è un  ariete,  simbolo di Montone, luogo di nascita della famiglia di Braccio Fortebracci.
Sopra, nella parte più alta, rappresentante il grado nobiliare, è situato un elmo. E' d'argento, bordato alla base con foglie auree,posto di profilo verso destra, ha la forma a becco di passero e presenta uno svolazzo (lambrecchino) fatto con foglie d'acanto.
Queste foglie avevano un preciso valore simbolico nell'arte greca, successivamente, in quella romana.
L'arte greca, utilizzò queste foglie per ornare i capitelli corinzi, e vista la loro simbologia di prestigio e benessere, appare chiaro il motivo per cui siano state riprese ad ornamento anche di stemmi araldici.
Al di sopra del “cercine” (utilizzato per fissare il “lambrecchino” all'elmo) campeggia un leopardo dorato. L'animale, simbolo della  Signoria di Braccio Fortebracci, sta ad indicare la combattività, la potenza militare e politica del Capitano di Ventura.
L'insigna del leopardo gli fu donata dalla famiglia Bentivoglio di Bologna e fu utilizzata come cimiero nel suo blasone d'arme di battaglia, e stendardo nelle sue imprese (lo stendardo bianco con leopardo), mentre quello in campo d'oro con il leopardo venne usato da Niccolò Fortebracci.
ll Minuti, biografo di Muzio Attendolo Sforza, racconta nelle sue scritture quali colori portassero sulle giurnee i bracceschi nelle loro imprese, e le bardature dei loro cavalli (vedi il sito).

La Loggia di Braccio Fortebracci

Nella città di Perugia troviamo numerose testimonianze del nobile condottiero, come ad esempio “La Loggia di Braccio Fortebracci” in Piazza IV Novembre, in fondo al fianco sinistro della Cattedrale. Nel 1423 Fortebracci, signore di Perugia, la fece costruire appunto per continuare il fianco della Cattedrale, verso la piazza, con il vicino palazzo dei Consoli. La loggia è costituita da quattro archi, uno dei quali parzialmente chiuso, poggiati su dei pilastri ottagonali: sotto la prima arcata sono visibili i resti del campanile dodecagonale addossato alla primitiva Cattedrale (dedicata a Sant'Ercolano) ed abbattuto nel XIV secolo. Sotto la seconda arcata è posta la famosa Pietra della Giustizia, sulla quale vi è un’iscrizione che testimonia l'estinzione del debito pubblico risalente al 1233; sul fondo è visibile un tratto di mura in blocchi squadrati di travertino, probabilmente connesso all'organizzazione del foro antico.
Nel Palazzo dei Priori, precisamente nella “Sala dei Notari”, sul muro sovrastante il tavolo dei relatori, nella parte centrale, possiamo ammirare l’affresco dello stemma di battaglia di Andrea Fortebracci ( il vessillo con la testa di montone); inoltre le sue imprese sono testimoniate nella sala della Congregazione Governativa (ora sala n°18 della Galleria Nazionale) da un ciclo di quattro affreschi (databili tra il 1545 e il 1548) dipinti da Tommaso di Arcangelo di Bernabeo detto il Papacello o Tommaso da Cortona (1505-1559). Nella successiva biografia sul pittore viene ribadita la sua paternità del ciclo. L'intera decorazione si suddivide in quattro eventi di vita di Braccio Fortebracci. Ogni affresco comprende alle estremità due o quattro guerrieri e altrettanti putti: nel primo, egli prende da Giovanni XXIII il bastone di comando dell'esercito pontificio; nel secondo Braccio incoronato Principe di Capua da Corrado Trinci nel 1423; nel terzo abbiamo la Dedizione di Perugia nel 1416; nel quarto la Battaglia dell'Aquila (1444). Nel Palazzo dei Priori vi è un’ulteriore affresco eseguito da Tommaso da Cortona, che raffigura la morte del nobile condottiero, il quale viene ricordato nel tempo come un personaggio audace, impetuoso, astuto e ambizioso, tanto che il Manzoni fa dire a Niccolò Piccinino nella sua celebre tragedia “Il conte di Carmagnola” (edita nel 1816):
“per tutto ancora con maraviglia e con terror si noma”
L'affresco della morte del condottiero

La sua carriera e la sua vita si fermarono all’Aquila. Dopo essersi schierato con Alfonso V d’Aragona contro gli Angioini e nominato Gran connestabile (alto dignitario con funzioni militari, al quale era generalmente affidato il comando in capo della cavalleria o dell’intero esercito) di Napoli, durante gli scontri il 2 giugno del 1424, rimase gravemente ferito durante l’assedio dell’Aquila e morì tre giorni dopo. Il Papa lo fece seppellire in terra sconsacrata, vi rimase fino al 1432 quando, per iniziativa del nipote Niccolò della Stella Fortebraccio, i suoi resti, in un urna lignea, furono tumulati nella Chiesa di San Francesco al Prato a Perugia.
Sulla lapide venne scritto: “Braccius hic situe est. Queris genus actaque? Utrumque ni teneas, dicto nomine, nhil teneas” (Qui è sepolto Braccio. Chiedi la sua origine e le sue imprese? Udito il nome, se non sai di entrambe, non sai nulla).
In epoca successiva i resti del condottiero Braccio da Montone, furono trasferiti nella sacrestia nell’adiacente convento dei Frati Minori di San Francesco. L’antica struttura conventuale, di proprietà del Comune di Perugia, è in affidamento ai francescani che attualmente vi svolgono vita monastica e celebrano messa nel vicino Oratorio di San Bernardino.
Il Comune di Perugia nel maggio 2013 dette avvio alla procedura di restauro dell’urna grazie al sostegno fornito da Nives Tei Coaccioli, presidente del FAI, che finanziò il lavoro di manutenzione e recupero. L’intervento fu realizzato dalla ditta “Giovanni Manuali-Conservazione dipinti antichi e moderni” ed eseguito sulla base di un progetto presentato al Comune e alla Soprintendenza, la quale dette l’autorizzazione e sorvegliò tutta l’operazione.
La riesumazione delle spoglie di Braccio Fortebracci, per poter procedere al restauro dell’urna lignea, avvenne nella sagrestia della chiesa di San Francesco al Prato il 10 maggio 2013 alla presenza del medico legale, di funzionari del Comune di Perugia, di tecnici della Sovrintendenza, del superiore del Convento di San Francesco al Prato, di due rappresentanti delle forze dell’ordine e dello sponsor. L’operazione fu eseguita da personale specializzato dei servizi cimiteriali del Comune. Le spoglie furono poste all’interno di una cassetta zincata, la quale, una volta chiusa, furono posti i sigilli del Comune e una targa con nome, data e luoghi di nascita e di morte del condottiero e signore di Perugia. Terminati i lavori, in data 27 giugno 2013, nel Palazzo dei Piori, nella sala dei Notari, il Sindaco di Perugia presentò alla cittadinanza e alle Autorità locali l’urna funeraria restaurata nel suo splendore.

Altri Cenni Storici

L'alleanza e il successivo scontro tra il condottiero Niccolò Fortebracci e il genero Antonio, Conte di Pontedera ( 1433-1434)

 
Nel giugno 1433 Niccolò Fortebracci (Fortebraccio) della Stella (dal cognome della madre) detto anche “Il Piccinino / Il Vecchio”, capitano di ventura e nipote del condottiero Andrea Fortebracci, con l’aiuto e l’alleanza del genero Antonio Gambacorta, Conte di Pontedera, detto Antonio da Pontedera o Antonio da Pisa (vedi le gesta complete), occupò per un breve tempo il ponte Nomentano, uno dei più famosi ponti di Roma sopra il fiume Aniene, attraversato dalla via Nomentana nel quartiere Monte Sacro, assoldati da Filippo Maria Visconti.
L’alleanza tra Niccolò e Antonio ebbe breve durata e i due condottieri vennero presto ad
aperto dissidio e scontro.
Le scritture riportano che al Visconti fu riferito che Antonio intendeva “tagliare a peze” il Fortebracci, ed egli il 10 ottobre 1433, ne scrisse a Niccolò, invitandolo a provvedere, ma senza apertamente fargli male.
Certo è che già nel dicembre del 1433, Antonio, andando a militare nell’esercito nemico pontificio affrontò direttamente in uno scontro presso Tivoli (gennaio 1434) il Fortebracci, riuscendo a ferirlo con una lancia.
Dopo altre serie di eventi e cambiamenti di milizia Antonio Conte di Pontedera, il 15 ( o 16) maggio 1436, a Piperno fu sconfitto e catturato dalle truppe di Giovanni Vitelleschi insieme con due nipoti Giacomo e Giovanni di Mariano da Pontedera e per ordine del Vitelleschi, impiccato ad un olivo tre giorni dopo (vedi l'articolo ).
 

 

Breve storia di Pontedera

Nel 1565 Pontedera, dopo essere stata per lungo tempo sotto la giurisdizione di Cascina, acquista una sua propria competenza giurisdizionale estesa al territorio di Ponsacco e Camugliano, Calcinaia, Gello, Montecastello, Pozzale.
Il 23 settembre 1637 Ferdinando II dei Medici, istituendo il marchesato di Ponsacco e Camugliano concesso a Filippo Niccolini elimina così la podesteria di Pontedera su questo comune. Nel 1771 la podesteria ebbe sede definitiva a Pontedera ed ebbe il grado di maggiore.
Ma successivamente, un motuproprio del 6 settembre 1783 provvide ad eleggere Pontedera come sede di Vicariato maggiore con giurisdizione civile e criminale nel proprio territorio (compresa Cascina) e in quello della Podesteria di Palaia. Con la riforma del 12 giugno 1784 Pontedera fu eletta sede di vicariato con giurisdizione civile e criminale sopra il proprio territorio e solo criminale sulla podesteria di Palaia.
Il 24 ottobre 1790 venne soppresso il feudo di Ponsacco e Camugliano e inglobato a Pontedera. Il marchese Niccolini rinunciò spontaneamente all'amministrazione del feudo tornado quindi ad essere amministrata dal vicario regio di Pontedera. Il feudo era ereditario e quindi non cessò di esistere fino alla dominazione francese nel 1808. Tale soppressione fu confermata dai Lorena nel 1814.
La contea di Pontedera nel periodo dell’Impero Napoleonico è stata sotto le dipendenze della Principessa, Granduchessa di Toscana, Maria Anna Bonaparte detta Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone.
Napoleone durante tale periodo, fece costruire un ponte sul fiume Era, tuttora funzionale.
Ad oggi, la contea è assegnata quale feudo nominale a Sua Altezza Paolo Bracci, Conte di Pontedera, Cavaliere della Guardia d’Onore dell’Imperatore, dell’Ordine Cavalleresco Militare della Corona di Ferro (creato da Napoleone Bonaparte).
Leggi la storia completa di Pontedera.
 

Il primo Braccio Forte è dell’antico Egitto – il Faraone Psammetico I

In Egitto, nei primi giorni del marzo 2017, alla periferia del Cairo, a el-Matariya, nel quartiere Souq el Khamis, durante degli scavi nei pressi di un sito archeologico di un antico tempio dedicato a Ramsete II, un team di archeologi tedeschi ed egiziani hanno rinvenuto le parti di una imponente statua in pietra quarzite di circa otto metri rappresentante il noto faraone Psammetich I e non Ramsete II, come in principio si era pensato.  Il Ministero delle Antichità egiziano Khaled el Enany in una conferenza stampa dedicata ha riferito che i geroglifici rinvenuti sui frammenti dell’antico colosso in pietra indicano il nome Braccio forte, che è uno dei nomi con i quali era conosciuto il faraone Psammetich I della 26ma Dinastia che regnò sull’Egitto per 45 anni dal 664 al 610 avanti Cristo.
Psammetich I (o Psammetico I, Wahibra Psamtek) è considerato dagli storici il riunificatore dell’Egitto dopo un periodo di grande confusione politica e scontri con l’impero assiro. Ebbe un regno notevolmente lungo, secondo Erodoto di oltre 50 anni, mentre lo storico Eusebio di Cesare gliene attribuisce solamente 45. Pare certa la data della sua morte: il 610 a.C.

Elite in ogni tempo e in ogni luogo… 

Studiosi e ricercatori asseriscono che dell’elite che ha governato e governa nel mondo ha una cosiddetta linea di sangue che ha origini dagli antichi Faraoni (vedi lista), incluso Ramsete II (1295-1228 A.C.), passando dai i Merovingi e nella fattispecie da Carlo Magno.
La prima connessione a questa linea di sangue dopo Ramsete II è Filippo il Macedone (382-336 A.C.), il quale sposò Olimpia, e il cui figlio era Alessandro il Grande (356-323 A.C.).
Da questa linea di sangue discende la mitica Regina Cleopatra (69-30 A.C.), amante del grande Giulio Cesare con cui ebbe un figlio, Tolomeo Cesare o Cesarione.
E Cleopatra diede alla luce anche due gemelli, figli del grande Marco Antonio. Questa linea di sangue continua poi con Erode il Grande e prosegue con la Famiglia Romana Piso, per arrivare all’Imperatore Romano Costantino il Grande, fondatore del Cristianesimo.
Più avanti nel tempo troviamo Re Ferdinando di Spagna e la Regina Isabella di Castiglia, sponsor di Cristoforo Colombo. 
Inoltre, la versione più usata e letta della Bibbia (Bibbia di Re Giacomo), fu commissionata e sponsorizzata da un altro ramo di questa linea di sangue, appunto Re Giacomo I d’Inghilterra.
La linea di sangue di Re Giacomo, secondo i documenti, ci riporta indietro fino al 1550 A.C. e include molti Faraoni egizi, tra cui Ramsete II.
Anche l’ex premier inglese David Cameron risulta cugino di V grado della attuale Regina Elisabetta II, la quale a sua volta, è discendente diretta della stirpe dei Cesari. Questa linea di sangue si spostò poi verso la Francia e il Nord Europa.
Anche i Windsor discendono dai Merovingi, il più celebre: Carlo Magno, e anche molti Re francesi tra cui Luigi XIV, XV, e XVI. Quest’ultimo sposò Maria Antonietta che proveniva dalla stessa linea di sangue.
I Merovingi sono anche imparentati con i Medici in Italia, e Caterina de’ Medici  fu regina di Francia fino al 1589, con gli Asburgo e i Plantageneti e quindi con tutti i susseguenti reali inglesi.
Fonti genealogiche hanno mostrato eccellenti discendenti di questa linea di sangue nelle persone dei Presidenti USA fin dalla guerra d’indipendenza, da George Washington ai tre Bush.
La New England Historical Genealogical Society mostra che 33 presidenti fino a Bill Clinton sono imparentati con Carlo Magno e 19 sono imparentati con Re Edoardo III d’Inghilterra, attraverso la linea di sangue dei Merovingi.
Infine, nella stessa linea di discendenza, troviamo iscritti anche Maria Luisa d’Austria, moglie di Napoleone, il Kaiser Guglielmo e Massimiliano d’Asburgo, Re Carlos di Spagna e le famiglie reali di Olanda, Svezia e Danimarca.

Un Nobile cognome tra le stelle della galassia...

Le agenzie spaziali NASA e ULA, il 9 settembre 2016 alle ore 00.05 GMT dal Launch Complex 41 nel Cape Canaveral Air Force Station a Cape Canaveral hanno lanciato la sonda OSIRIS-Rex a bordo del razzo Atlas V411 per la missione esplorativa e di studio dell’asteroide Bennu. La missione Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer (OSIRIS-REx) è stata sviluppata dal Lunar and Planetary Laboratory (LPL) dell'Università dell'Arizona, dal Goddard Space Flight Center della NASA e dalla divisione spaziale della Lockheed Martin. Un’ora dopo il decollo la sonda ha raggiunto l’orbita eliocentrica che la condurrà all’incontro con Bennu, l’arrivo è previsto per l’agosto 2018, dopo un gravity assist con la Terra nel settembre 2017. Durante la permanenza presso l’asteroide, della durata di quasi due anni, OSIRIS-REx studierà a fondo la morfologia e la topologia del corpo celeste grazie ad una serie di telecamere, altimetri e spettrometri. La sonda non atterrerà sulla superficie ma estenderà un braccio robotico attraverso cui potrà prelevare un campione incontaminato di circa 60 grammi di regolite, dopodiché la sonda inizierà a marzo 2021 il suo viaggio di ritorno verso il pianeta Terra che raggiungerà nel settembre del 2023. Nella fase di avvicinamento al nostro pianeta la sonda rilascerà una capsula, contenente il campione raccolto, che atterrerà nello Utah. Una volta a terra, il campione sarà trasportato al Johnson Space Center per le analisi. Gli obbiettivi scientifici della missione sono lo studio e l'esplorazione degli asteroidi per permettere di acquisire informazioni sulla formazione del sistema solare, dei pianeti e sull'origine della vita.
L’asteroide Bennu, , il cui nome deriva da una divinità dell'antico Egitto associata alla rinascita, ha un diametro di circa 500 metri ed è considerato pericoloso per la terra in quanto la sua orbita lo porta ad avvicinarsi al nostro pianeta ogni sei anni e studiosi hanno individuato una serie di otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199 per cui un altro obiettivo della missione è quindi quello di acquisire quelle informazioni sulla forma dell'asteroide e sull'accelerazione cui è soggetto per l'effetto YORP, necessarie a determinare con maggiore accuratezza la probabilità d'impatto. Proprio per questo motivo la missione è stata ribattezzata Osiris, come il dio egiziano della morte e dell'oltretomba associato spesso però al concetto di rinascita.


La NASA e The Planetary Society, nell'ambito del Programma New Frontiers, nella campagna “Messaggi a Bennu”, hanno selezionato lavori artistici pervenuti in forma di fotografia, grafica, poesia, canzone, breve video o altra espressione creativa o artistica che riflettesse ciò che significa essere esploratore, nonché nominativi anch’essi selezionati, i quali dopo essere stati inseriti su un microcip, questo è stato messo nella sonda OSIRIS-Rex a testimonianza dell’essere umano anche dopo la missione su Bennu. Ai selezionati nella campagna “Messaggi a Bennu” gli è stato rilasciato un attestato di partecipazione. Tra i selezionati troviamo S.E. Il Nobiluomo Lorenzo Bracci primogenito del Cav. Paolo Bracci, Conte di Pontedera, a testimonianza di un Elite in ogni tempo e in ogni luogo, perfino nello spazio profondo.
 

La sonda OSIRIS-REx ha raggiunto l’asteroide Bennu

Dopo un viaggio di 2 miliardi di chilometri lunedì 3 dicembre 2018 la sonda della Nasa OSIRIS-REx ha raggiunto l’asteroide Bennu.
Il viaggio è durato due anni e le manovre di avvicinamento sono iniziate nell’agosto. Durante questo periodo, Osiris-REx ha completato quattro manovre che hanno rallentato la sua velocità da 491 m/sec a 0,04 m/sec
Dopo aver completato una manovra di transizione che l’ha portata da una traiettoria di approccio ad una di stazionamento orbitale, OSIRIS-REx ora segue il suo obiettivo a pochi chilometri di lontananza, posizionata dal lato illuminato dal Sole.
Già a pochi giorni dopo il suo arrivo alla meta i dati ottenuti dai due spettrometri della sonda spaziale (uno ad infrarossi e l’altro di emissione termica) hanno rivelato su Bennu la presenza di molecole che contengono ossidi di ossigeno e idrogeno uniti, noti come “idrossili”.
Ovviamente  Bennu, con un diametro di circa 500 metri, è troppo piccolo per avere mai ospitato acqua liquida ma la scoperta indica che essa era presente in qualche momento sul corpo progenitore, un asteroide molto più grande. I ricercatori ipotizzano che tra 800 milioni ed un miliardo di anni fa Bennu fosse parte di un asteroide più ampio, con diametro di circa 100 chilometri, abbastanza grande da poter ospitare l’acqua, salvo poi distruggersi a seguito di un’enorme collisione, generando pezzi più piccoli.
OSIRIS-REx potrà eseguire la mappatura globale e dettagliata di ogni particolare dell’asteroide e analizzare altri parametri importanti di Bennu quali la sua velocità di rotazione, la stima della sua massa e la ricostruzione della sua morfologia, con l’intento di individuare il potenziale sito cui prelevare campioni con il suo braccio robotico da riportare sulla Terra.
Bennu ha un’età di circa 4,5 miliardi di anni, per cui è considerato un primordiale del nostro sistema solare così che i suoi materiali sono così antichi che potrebbe contenere le molecole organiche simili a quelle che sono state fondamentali per l’inizio della vita sulla terra.
Quando i campioni di questo materiale verranno restituiti dalla missione sulla Terra nel 2023, gli scienziati riceveranno un tesoro di nuove informazioni sulla storia e l’evoluzione del nostro sistema solare
Braccio Fortebraccio
Chiesa di San Francesco al Prato,
luogo di sepoltura di Fortebraccio 
L'imperatore Carlo Magno
Il talismano di Carlo Magno esposto nella Cattedrale di Reims (Francia)
Desiderio, ultimo Re Longobardo
La Rocca D'aries (Montone)
Il Blasone di Andrea Fortebracci
La loggia di Braccio Fortebracci
Palazzo dei Priori
L'affresco nella Sala dei Notari
primo degli eventi di vita
secondo degli eventi di vita
terzo degli eventi di vita
quarto degli eventi di vita
L'urna funeraria di Fortebraccio
Il Ponte Nomentano
Dipinto del Ponte Nomentano
Elisa Bonaparte
Pontedera - Ponte Napoleonico
Psammetico I offre libagioni a
Ra-Harakhti
Busto di Psammetico I
 
Ramsete II
Cleopatra
Luigi XIV
Luigi XVI
La famiglia Windsor
Lancio di Osiris Rex su Bennu
Vista 3D, Asteroide 101955 - Bennu
Vista 3D, Sonda OSIRIS-REx

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